Il fatto

Omicidio Capone, in manette 68enne gravinese

Operazione condotta dalla Squadra Mobile, unitamente agli agenti del locale Commissariato di Polizia di Stato

Cronaca
Gravina sabato 08 giugno 2019
di La Redazione
Polizia di Stato
Polizia di Stato © n.c.

Questa mattina, a Gravina in Puglia, i poliziotti della Squadra Mobile, unitamente agli agenti del locale Commissariato di P.S., hanno eseguito un ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di SCALESE Gaetano, di anni 68, ritenuto responsabile di omicidio aggravato e porto illegale di arma da fuoco.
Il provvedimento cautelare è stato emesso dalla Terza Sezione Penale del Tribunale di Bari che ha accolto il ricorso avanzato della Procura della Repubblica di Bari avverso all’ordinanza del G.I.P. che, inizialmente, aveva rigettato la richiesta di misura coercitiva.
Scalese deve rispondere dell’omicidio di Capone Pietro, avvenuto a Gravina in Puglia la sera del 10 marzo 2014, allorquando la vittima venne attinta da due colpi d’arma da fuoco, entrambi al capo, il primo da tergo, che ne procurò la caduta a terra, ed il successivo che ne cagionò la morte.
Le immediate indagini avviate dalla Sezione reati contro la persona della Squadra Mobile, coordinate dal Sost. Proc. Fabio Buquicchio della Procura della Repubblica di Bari, consentirono di ricostruire nei dettagli i movimenti della vittima e dell’omicida prima e dopo l’agguato; è stato accuratamente dimostrato, infatti, come la sera del 10 marzo del 2014 il killer, individuata la vittima, la seguì, con la propria autovettura, per le strade semideserte della cittadina della Murgia, raggiungendola ed attingendola mortalmente a pochi metri dalla sua abitazione mentre rincasava.
Capone Pietro era da molti considerato un “paladino della legalità”, sempre impegnato nella lotta all’abusivismo edilizio, tanto che le sue numerose “battaglie”, contro amministratori pubblici ed imprenditori locali, gli erano costate diverse denunce.
Ed è in tale ambito che si è consumato il grave fatto di sangue: la vittima infatti aveva intrapreso una serie di iniziative giudiziarie, anche di natura privata, nei confronti di Scalese reo, secondo Capone, di aver realizzato alcune costruzioni in un terreno confinante con una proprietà proprio della famiglia Capone; l’omicidio ebbe luogo un mese prima dell’udienza penale promossa da Capone nei confronti dell’odierno arrestato.

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