Le disposizioni

Coronavirus stravolge la Pasqua: niente Lavanda dei Piedi e celebrazioni senza popolo

Ieri è stato pubblicato il decreto della Congregazione per il Culto divino con indicazioni e suggerimenti ai vescovi su come vivere la Settimana Santa alla luce delle restrizioni imposte dalla pandemia

Attualità
Gravina sabato 21 marzo 2020
di La Redazione
Riti settimana santa, foto di repertorio
Riti settimana santa, foto di repertorio © web

«Nel difficile tempo che stiamo vivendo a motivo della pandemia di Covid-19, considerando il caso di impedimento a celebrare la liturgia comunitariamente in chiesa come da indicazioni dei vescovi per i territori di loro competenza, sono giunte a questa Congregazione istanze concernenti le prossime festività pasquali» Comincia così il decreto di ieri firmato dal prefetto del Dicastero, il cardinale Robert Sarah, che contiene le «indicazioni generali ed alcuni suggerimenti» alle Diocesi su come vivere questo momento fondamentale della vita cristiana, cuore dell’anno liturgico.

Come si specifica nel decreto la data della Pasqua rimane invariata, quindi domenica 12 aprile: «La Pasqua non è una festa come le altre», si legge «celebrata nell’arco di tre giorni, il Triduo Pasquale, preceduta dalla Quaresima e coronata dalla Pentecoste, non può essere trasferita». Sarà sicuramente una Pasqua senza i suoi riti e senza il suo popolo, ma rispettosa delle «misure di sicurezza poste in essere per evitare la diffusione del coronavirus».

Tra i provvedimenti si sottolinea che il Triduo Pasquale si svolgerà a porte chiuse nelle cattedrali e nelle chiese parrocchiali. «I vescovi daranno indicazioni, concordate con la Conferenza episcopale, affinché nella chiesa cattedrale e nelle chiese parrocchiali, pur senza la partecipazione fisica dei fedeli, il vescovo e i parroci celebrino i misteri liturgici del Triduo Pasquale, avvisando i fedeli dell’ora d’inizio in modo che possano unirsi in preghiera nelle proprie abitazioni. In questo caso sono d'aiuto i mezzi di comunicazione telematica in diretta, non registrata».

In particolare, per il Giovedì Santo si concede eccezionalmente a tutti i sacerdoti della parrocchia di poter concelebrare in questo giorno la Messa in Coena Domini, senza popolo. «La lavanda dei piedi, già facoltativa, si omette. Al termine della Messa nella Cena del Signore si omette la processione e il Santissimo Sacramento si custodisca nel tabernacolo». Per quanto riguarda la Messa Crismale, a celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale solitamente il mattino del Giovedì Santo, «valutando il caso concreto nei diversi Paesi il vescovo ha facoltà di rimandarla a data posteriore».

Il Venerdì Santo si celebra la Passione del Signore sempre a porte chiuse e «Nella preghiera universale il Vescovo diocesano avrà cura di stabilire una speciale intenzione per i malati, i morti, chi si trova in situazione di smarrimento».

Il decreto passa poi alla Veglia Pasquale che sarà celebrata «solo nelle chiese cattedrali e parrocchiali, in misura della reale possibilità stabilita da chi di dovere». Durante la celebrazione verranno omessi i tradizionali segni dell’accensione del fuoco, l’accensione del cero e la processione, quindi si eseguirà direttamente all'Exsultet, l’annunzio pasquale. Inoltre, non si faranno inoltre battesimi, ma soltanto si rinnovano le promesse battesimali.

Infine nel decreto si legge che «le espressioni di pietà popolare e le processioni che arricchiscono i giorni della Settimana Santa e del Triduo Pasquale, a giudizio del vescovo diocesano potranno essere trasferite in altri giorni convenienti». Vengono indicate le date del 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, ed il 15 settembre, festa della Madonna Addolorata.

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