Speciale Venezia71

L'ultima Mostra del cinema di Venezia raccontata dal nostro Stefano Lorusso

Gravina - domenica 21 settembre 2014
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Non è mai facile dimenticare Venezia. Soprattutto dopo due, intense settimane in cui le quinte della Laguna si sono affollate di incontri e di cinema. E i riflessi dell’acqua si sono confusi con quelli delle proiezioni. Ogni anno migliaia di occhi assetati di immagini in movimento si radunano al Lido, estensione quasi metafisica della città di Marco Polo e Giacomo Casanova. Intorno al carosello della Mostra si condividono entusiasmi e delusioni, si rinsaldano vecchie amicizie, ne nascono di nuove. Raramente accade che il palmares della giuria coincida con le speranze degli “amanti”. E’ accaduto quest’anno, con uno storico Leone d’Oro finito sulle ali del Piccione (A pigeon sat on a branch reflecting on existence) dello svedese Roy Andersson, opera geniale ed estrema, coraggiosa nella stessa misura in cui è stato coraggioso tributarle il massimo riconoscimento. Il Leone d’Argento per la migliore Regia è stato assegnato ad Andrej Končalovskij, per il suo The Postman's White Nights, vivido cablogramma spedito da un angolo di Russia sospeso e lontanissimo. Meritatissimo anche il Gran Premio della Giuria allo straordinario documentario The Look of Silence, sulle stragi politiche in Indonesia ancora clamorosamente impunite. Da recuperare, insieme al precedente The Act of Killing.

In una Mostra in cui la presenza della Rai si va facendo sempre più determinante, non poteva mancare una passerella per il cinema italico. La doppia Coppa Volpi ad interprete maschile e femminile del film Hungry Hearts di Saverio Costanzo è apparsa tuttavia un riconoscimento davvero eccessivo. Se la Rohrwacher aveva la vittoria in tasca anche a causa di una totale assenza di rivali, molto più nutrita era la schiera di interpretazioni maschili che avrebbero meritato un premio, da Elio Germano per il Giovane Favoloso di Martone a Michael Keaton per l’ottimo Birdman di Alejandro Inarritu. Tant’è. In 71 edizioni della Mostra, che le due Coppe Volpi venissero assegnate allo stesso film era accaduto solo un’altra volta, per un altro film italiano non così memorabile come Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni. Fuori dal palmares, lontano dalla ribalta mediatica, molti altri film hanno lasciato il segno. Nel bene e nel male. Il furente Nobi di Shinja Tsukamoto, il crepuscolare Loin des hommes di David Oelhoffen, il sorprendente No One’s Child del serbo Vuk Rsumovic, il solenne The Cut di Fatih Akin. Leone del cuore per Belluscone di Franco Maresco. Vera, cocente delusione il Pasolini di Abel Ferrara. Menzione speciale per il peggior film del concorso all’insostenibile Good Kill di Andrew Niccol. Ecco qualcosa che non sarà difficile dimenticare.

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