La missiva del nostro lettore Giuseppe Massari

Lettera aperta alla città: «Ecco come salvare il nostro immenso patrimonio archeologico»

«Il mio progetto, in sintesi, è fare di Gravina la Città dei Musei. Un attrattore e una attrattiva turistica di spessore, di qualità, che ci porrebbe preparati ad accogliere, non in maniera improvvisata, un turismo intelligente»

Attualità
Gravina domenica 12 agosto 2018
di La Redazione
Lettera del prof. Franco Laiso
Lettera del prof. Franco Laiso © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta alla città, scritta dal lettore Giuseppe Massari:

"Mentre, da qualche parte, sembra accendersi la speranza, con l’approvazione di una delibera della Giunta Comunale del 24 giugno scorso, tesa a procedere all’affidamento della gestione del Museo tramite concessione a terzi mediante procedure di evidenza pubblica per la durata di anni quattro prevedendo un rimborso spese annuale fino ad € 12.000,00 debitamente rendicontato e la corresponsione di € 70.000,00 a titolo di start-up per l’esecuzione delle attività propedeutiche, dall’altra, invece, bisogna pensare concretamente alla possibilità, non tanto remota e né peregrina, di vedere realizzati più Musei archeologici nella nostra città, cercando di recuperare definitivamente l’intero ed immenso patrimonio archeologico sparso per ogni dove, tra esposizioni, nascondigli e depositi. Per evitare, tra l’altro, il dispendio di risorse umane, materiali ed immateriali. Per svegliare dal torpore atavico i gravinesi, facendogli recuperare l’orgoglio dell’appartenenza.

Da tempo vado perseguendo questo progetto, nonostante l’incuranza e il lassismo delle istituzioni preposte, oltre al disinteresse generale di una città, che, forse, ha da pensare a ben altro, non ora che, magari, è in ferie o rilassata, piuttosto che recuperare le radici della propria storia.

Il mio progetto, in sintesi, è fare di Gravina la Città dei Musei. Un attrattore e una attrattiva turistica di spessore, di qualità, che ci porrebbe preparati ad accogliere, non in maniera improvvisata, un turismo intelligente, colto, selezionato, divulgativo. Perché l’idea si realizzi è necessario procedere per ordine e per gradi, cominciando a far sedere attorno ad un unico tavolo Amministrazione comunale, Soprintendenza Archeologica della Puglia e Ministero per i Beni Culturali.

Una volta raggiunto questo primo obiettivo, bisogna far scaturire le proposte organizzative ed operative. Prevedere un ricensimento e una ricatologazione di tutto il materiale esistente. In loco e altrove, frutto delle lunghe e quasi cinquantennali campagne di scavi, soprattutto e principalmente ad opera di studiosi stranieri, come la Scuola Btitannica, l’Università del Canada, con i professori Perkins, Whitehouse e Small. Dopo una prima ricognizione, ripartire e distinguere i singoli reperti per epoche storiche, sì da poter prevedere, per i vari periodi, contenitori da allestire in un ordine di fruibilità ragionata e razionale.

Il Comune di Gravina, oggi e attualmente, ma in attesa di poterne acquisire altri, dispone di specifici contenitori da riempire, da allestire e da destinare a questa funzionalità. Se per un progetto simile, che può sembrare ambizioso ed irrealizzabile, ci si arrocca dietro motivazioni di carattere economiche e finanziarie carenti, inesistenti e insufficienti, questo assunto, magari presagio di cattiva volontà, può subito decadere, vista la possibilità di accedere a fondi europei. Superata questa empasse burocratica, bisogna avviare l’allestimento, partendo da un sito ben preciso: i locali dell’ex Convento di San Sebastiano dove, attualmente, c’è la sede del Centro Operativo per l’Archeologia del Ministero per i Beni Culturali.

Perché partire da qui?

Semplice ed elementare. Siccome, nel corso dei lunghi anni, questa città si è preso il lusso di lasciarsi sfuggire l’occasione di poter vedere riconosciuto un museo archeologico di respiro nazionale, come è successo altrove; in altre realtà meno importanti e meno interessanti ed invasive come la nostra da un punto di vista archeologico, ripartire da una struttura, riconosciuta a livello ministeriale, potrebbe dare alle nostre nascenti istituzioni quel riconoscimento nazionale che ci siamo autonegati per decenni. Tra l’altro, la struttura di San Sebastiano, per contratto e convenzione viene gestita per i servizi dal Comune. Il personale è alle dipendenze del Ministero.

Quindi, per valorizzare al meglio quella struttura esistente; per evitare che un giorno, di un domani, magari anche prossimo, quella struttura possa dirsi completamente chiusa per esaurimento del personale esistente, tutto deve partire da quel luogo, con i soliti e preventivi accordi con le altre istituzioni interessate. Dopo di che, procedere alla riapertura e fruibilità degli altri contenitori, che abbiano un collegamento tra di loro, in una specie di rete e percorso museale, conservando sempre le caratteristiche della diversità per periodi ed ere storiche. Se la città legale e reale si cincischieranno di meno con frivolezze, bassezze demagogiche e strumentali, forse, senza troppe utopie, potranno essere fatti salti di qualità e passi da gigante verso la ricostruita e ricostituita identità storica. Senza dover sottostare a nessuno; senza dover rincorrere i fantasmi o le fattezze altrui, il famoso, decantato, sbandierato e mai ottenuto riconoscimento nella famiglia Unesco, magari a volte in termini meschini, miserabili, da pezzenti e miserevoli. Si dice: le idee camminano sulle gambe degli uomini. O dovrebbero. Qui bisogna, non solo mettere in movimento le gambe, ma, soprattutto, il cervello nel senso di intelligenza creativa progettuale."

Lascia il tuo commento
commenti