​Assegno divorzile: cambia il parametro di determinazione

Avv. Francesco Mazzilli Avvocato civilista
Gravina - martedì 12 settembre 2017
© n.c.

Dopo circa 27 anni dall’introduzione della Legge n. 898/1970 “Legge sul divorzio” ha destato molto clamore il cambio di orientamento della Corte di Cassazione in merito al parametro di determinazione dell’assegno divorzile, ovvero di quella somma che l’art. 5, comma VI, della ridetta normativa dispone sia posta a carico del coniuge in favore dell’altro allorquando si pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Infatti, con una recente sentenza del maggio 2017, la Cassazione ha sancito quanto segue: “Giacché il divorzio rescinde ogni legame con il precedente vincolo matrimoniale e in considerazione del principio di autoresponsabilità economica, il contributo ex art. 5 l. n. 898 del 1970 non può essere parametrato, sotto il profilo dell'”an”, al tenore di vita matrimoniale; dunque spetterà solo all'ex coniuge che non abbia mezzi adeguati - o che dimostri essere nell'impossibilità procurarseli - per poter essere economicamente indipendente.

Quindi, per la determinazione dell’assegno in parola, al metro del “tenore di vita” osservato in costanza di matrimonio dall’ex coniuge richiedente, viene sostituito quello della “indipendenza e/o dell’autosufficienza economica”.

In altri termini, la parte che rivendica il proprio diritto a vedersi riconoscere l’assegno divorzile deve preliminarmente dimostrare di non avere adeguati mezzi di sostentamento, né di poterseli altrimenti garantire in proprio, all’uopo provando:

1) di non essere titolare di redditi di qualsiasi specie;

2) di non possedere cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari;

3) di non avere capacità e/o possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;

4) di non avere la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Qualora i ridetti indici di valutazione dovessero essere soddisfatti, solo in seconda battuta, per la quantificazione dell’assegno, troveranno applicazione gli elementi specificati nella prima parte del richiamato art 5, comma VI, ovvero: “le condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio”.

È del tutto evidente, pertanto, che in presenza di una autonomia patrimoniale e reddituale, fosse anche quest’ultima perlomeno potenzialmente conseguibile, l’ex coniuge, alla luce della sentenza in commento, potrà non vedersi riconoscere il mantenimento qualunque fosse il “tenore di vita” avuto durante il matrimonio.

La Cassazione ha, quindi, voluto affermare che, venendo meno con il divorzio i doveri di cui all'art. 143 c.c., ed in particolare il reciproco dovere di assistenza morale e materiale, ancorare al tenore di vita matrimoniale la quantificazione del mantenimento a favore dell’ex coniuge più debole significherebbe protrarre sine die un rapporto, di contro, definitivamente estinto.

Trattasi di una sentenza che condizionerà non di poco le pronunce in materia e che potrà trovare applicazione anche in sede di istanze di revisione dell’assegno esperite dal coniuge onerato.

Giova, in ogni caso, evidenziare che questo nuovo orientamento non potrà non tener in debito conto la condizione di chi, coniuge più debole, si sia totalmente dedicato ai figli e alla famiglia, mettendo in secondo piano le proprie aspirazioni lavorative e personali, e tanto in virtù di una scelta condivisa con l'altro coniuge economicamente più forte o, persino, da quest’ultima imposta.

È evidente che in circostanze di tal genere, l’ex coniuge più debole, cessato il vincolo matrimoniale, sarà nella oggettiva difficoltà di ricollocarsi nel mercato del lavoro al fine di esprimere una propria autonoma capacità reddituale.

Ragion per cui, ogni singolo caso dovrà essere esaminato con attenzione.

Infine, è opportuno segnalare che l’orientamento in esame è stato tracciato in materia divorzile e che non ha trovato applicazione in sede di separazione tra i coniugi posto che in quest’ultima fase perdura il vincolo della reciproca assistenza morale e materiale.

Avv. Francesco Mazzilli

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