Separazione e divorzio, la negoziazione assistita

Un istituto con il quale il Legislatore ha introdotto nell'ordinamento misure finalizzate a risolvere in sede stragiudiziale controversie che, di solito, troverebbero sede di risoluzione in un contenzioso ordinario

Avv. Francesco Mazzilli Avvocato civilista
Gravina - lunedì 01 agosto 2016
Gli Avvocati Stolfa, Bucci, Leo e Mazzilli
Gli Avvocati Stolfa, Bucci, Leo e Mazzilli © CoratoLive.it

La negoziazione assistita è un istituto disciplinato dal d.l. n.132/2014, dipoi convertito nella legge n. 162/2014, con il quale il Legislatore nazionale ha introdotto nel nostro ordinamento misure urgenti di degiurisdizionalizzazione finalizzate a risolvere in sede stragiudiziale controversie che, normalmente, troverebbero la loro sede naturale di risoluzione in un contenzioso ordinario.

L’istituto in parola, al di là delle fattispecie in cui rappresenta condizione di procedibilità per la proponibilità della azione giudiziale (danno da circolazione di veicoli e natanti e domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50.000 €), trova una specifica applicazione in materia di risoluzione consensuale della separazione personale dei coniugi, dello scioglimento e della cessazione degli effetti civili del matrimonio, oltre che della modifica delle condizioni di separazione o di divorzio; il procedimento viene dettagliato all’art. 6 del D.L. n. 132/2014.

In via preliminare, si deve precisare che la difesa tecnica è obbligatoria, pertanto ciascuna parte deve essere assistita perlomeno da un avvocato.

La procedura, inoltre, a differenza di quanto accade nei procedimenti ordinari, non comporta esborsi per spese di giustizia e necessita di tempi medi di risoluzione della controversia decisamente inferiori rispetto agli strumenti processuali ordinari.

Ciò premesso, il procedimento prende le mosse con l’invito rivolto da una parte all’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita, con avvertimento che in caso di mancata risposta nei successivi trenta giorni o di rifiuto alla stipulazione tale contegno potrebbe essere valutato negativamente dal giudice successivamente adito, ad esempio, ai fini dell’addebito delle spese del giudizio.

Qualora le parti si determinino alla stipula della convenzione, in forma scritta (a pena di nullità), in quest’ultima saranno disciplinati sia il termine per il conseguimento di un eventuale accordo (non meno di un mese e non più di tre, prorogabile per ulteriori 30 giorni su accordo delle parti), sia le “regole di ingaggio”, ovvero l’oggetto del contendere e l’obbligo di cooperare in buona fede e con lealtà.

Se dalla attività posta in essere in esito alla convenzione dovesse scaturire un accordo, l’iter in questa fase differisce a seconda che vi siano o meno figli minori o figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.

Invero, in assenza di figli minori o maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l'accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita è sottoposto al vaglio del procuratore della Repubblica presso il tribunale competente ovvero, in caso di separazione, della Procura del luogo in cui i coniugi hanno avuto l’ultima comune residenza oppure ancora, in caso di divorzio, della procura del luogo in cui almeno uno dei coniugi ha la residenza.

Il Procuratore, quindi, se non riscontra irregolarità, comunica, in tempi rapidi, il nullaosta agli avvocati.

In presenza, invece, di figli minori o maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, il pubblico ministero, cui va trasmesso l'accordo concluso entro 10 giorni, lo autorizza solo se lo stesso è rispondente all'interesse dei figli. 

Qualora, al contrario, il procuratore ritenga che l'accordo non corrisponda agli interessi della prole, lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del tribunale il quale, nel termine massimo di trenta giorni, dispone la comparizione delle parti e provvede senza ritardo.

Una volta autorizzato, l'accordo è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti in materia.

In ultimo gli avvocati, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro, hanno l’obbligo di trasmettere l’accordo, il nullaosta o l’autorizzazione del procuratore o del Tribunale, entro 10 giorni, all'ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto per tutti gli adempimenti successivi necessari.

Infine, per una maggiore trasparenza a beneficio dell’utenza, giova precisare che “è dovere deontologico degli avvocati informare il cliente all'atto del conferimento dell'incarico della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita”.

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